Medio Oriente, no ad una nuova escalation di violenze

Appello dalla Presidenza Nazionale Arci, per aiutare la popolazione di Gaza (25 – 07 – 14)

  1. UNRWA Italia

Il Comitato italiano per l’UNRWA (UNRWA Italia) è parte integrante della struttura dell’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees) che dal 1949, su mandato dell’Assemblea Generale, fornisce assistenza e protezione ai rifugiati palestinesi in attesa di una giusta soluzione alla loro condizione.

UNRWA sta rispondendo alle necessità umanitarie della popolazione colpita dalla tragedia, indipendentemente dall’esistenza dello status di rifugiato o meno, attraverso l’accoglienza degli sfollati nelle proprie scuole attraverso la distribuzione di aiuti alimentari e umanitari. Ad oggi sono 67 le scuole che già ospitano 100.000 persone. Ma questo è un numero che sale di minuto in minuto.

UNRWA Italia ha avviato una raccolta fondi per garantire alla sua struttura a Gaza cibo per sfamare le persone, acqua potabile, saponi e materiali sanitari per garantire l’igiene e scongiurare la diffusione di malattie infettive, carburante per far funzionare gli impianti elettrici e idrici e tutti i mezzi di soccorso e di distribuzione degli aiuti, medicinali per curare i feriti e assistere i malati.

www.unrwaitalia.org

  1. Medicine Gaza

La Striscia di Gaza è isolata dal mondo. Le frontiere con Egitto e Israele sono chiuse, ospedali, ambulanze e centri di pronto soccorso sono costantemente sotto la minaccia dei bombardamenti. Nonostante questo, il personale sanitario continua a prestare soccorso incessantemente.

Il sistema sanitario di Gaza è al collasso.
Negli ospedali e nelle farmacie manca circa la metà dei farmaci inclusi nella lista dei farmaci essenziali stilata dalla Organizzazione Mondiale della Salute; mancano 470 tipi di materiali sterili e monouso, tra cui aghi, siringhe, cotone, disinfettanti, guanti e molto altro. Scarseggiano le sacche di sangue necessarie a soccorrere le centinaia e centinaia di feriti.

Le ONG italiane presenti in Palestina , tra cui ARCS, hanno sottoscritto un accordo che le impegna a raccogliere fondi per garantire medicinali e materiale di prima emergenza sanitaria, facendo confluire le donazioni sul conto corrente di Terre des Homes, organizzazione internazionale presente a Gaza, che sta operando in coordinamento con l’Emergency Room del Ministero della Salute Palestinese, la Croce Rossa Internazionale e Mezzaluna Rossa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Palestinian Medical Relief Society –PMRS. Le industrie farmaceutiche con cui sono stati fatti contratti di servizio sono: Birzeit Pharmaceutical Co., Al-Salam Drug Store Co. e Nobel Medical Supplies. www.terredeshommes.it

  1. REC Gaza

I bambini di Gaza sono tra le principali vittime di questa violenza, la sofferenza che stanno vivendo ce la raccontano gli operatori del Remedial Education Center (Rec), un’organizzazione che da molto tempo collabora con ARCI e realizza progetti con ARCS nell’ambito socio-educativo attraverso la gestione di strutture e attività rivolte ai bambini, e ce lo dice Defence for Children International Palestina, con cui da sempre collaboriamo in attività sul rispetto e la tutela dei diritti dei minori in quell’area.

Il REC di Gaza ci chiede di avere il nostro supporto per finanziare gruppi di sostegno psicosociale che possano operare nelle strutture sanitarie assistendo in questi terribili momenti i bambini e le loro famiglie. È importante che fin da subito i minori possano iniziare percorsi che li aiutino ad elaborare l’angoscia, i lutti, lo strazio dei cari, e gli altri molti traumi che stanno subendo, così da affrontare il proprio futuro e la gestione di questi terribili ricordi. Allo stesso modo, il Remedial Education Center, nonostante tutto quello che sta accadendo, ci chiede fin da ora, nel momento in cui tutti i riflettori sono accesi su Gaza, di lanciare un messaggio di speranza per i bambini e le bambine di quella terra, facendo sentire loro che non sono soli: dobbiamo pensare dunque anche ad un impegno post emergenza perché con i fondi raccolti si possano ricostruire le loro scuole e i loro asili distrutti dalle bombe, e dare loro di nuovo sogni e speranze. E stando loro accanto, esigendo che la giustizia e la pace trionfino una volta per tutte.

Vi invitiamo a sostenere queste raccolte attraverso il versamento delle donazioni sul conto corrente intestato a:

Arci Cultura e Sviluppo, Via dei Monti di Pietralata 16, 00157 Roma.

Banca popolare etica, Via Parigi 17, – 00185 Roma C/C n. 00000508080

IBAN: IT96N0501803200000000508080

con le seguenti causali:

Causale 1. UNRWA Italia

Causale 2. Medicine Gaza

Causale 3. REC Gaza

 

Dal comunicato di Arci Nazionale del 18 luglio

Israele si ritiri immediatamente da Gaza

Tacciano le armi

E’ iniziata ieri sera l’invasione di terra a Gaza. Per tutta la notte una pioggia di fuoco si è abbattuta sulla Striscia di Gaza, colpita dall’aviazione, dalla marina e dalla fanteria isreliane.

Dopo la punizione ‘collettiva’ inflitta agli abitanti di quella martoriata terra, dopo gli intensi bombardamenti durati dieci giorni, con distruzione di case, di scuole, di ospedali che hanno provocato più di duecento morti, fra cui tanti bambini e civili inermi, e migliaia di feriti, il governo israeliano continua la sua feroce repressione, con uno spiegamento di mezzi e uomini che non lascia scampo.

Chiediamo che la comunità internazionale, l’Europa, il nostro governo intervengano con decisione perché Israele ritiri immediatamente le sue truppe dalla Striscia, si fermino le armi, si ristabilisca la legalità internazionale. Spetta innanzitutto all’occupante, sulla base del diritto internazionale, garantire la sicurezza degli abitanti dei territori che occupano. Non procedere al loro sterminio, come sistematicamente sta invece facendo Israele.

Adesso il primo obiettivo che tutti dobbiamo porci è la salvaguardia delle vite umane. Per questo va immediatamente proclamato il cessate il fuoco e Israele deve ritirarsi dalla Striscia.

E’ questa anche la precondizione perché si possa tentare di riavviare un dialogo, per l’apertura di un processo di pace, perché davvero si realizzi il sogno di due popoli per due stati.

In questo momento così drammatico, ci tornano in mente le parole di Vittorio Arrigoni, militante per la pace e giornalista, che da Gaza, durante un attacco israeliano, scrisse “Ho una videocamera con me, ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman. Non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime. Non riesco perché piango anch’io”.

 

FIACCOLATA per la Pace, la libertà, la giustizia in Palestina e Israele.

Il 16 luglio si è svolta una fiaccolata che ha visto partecipare tutte le città d’Italia. Riportiamo l’appello che ha spinto uomini e donne a partecipare a questa mobilitazione contro la guerra e per la pace in Medio Oriente

Chiamiamo uomini e donne che credono nella Pace e nella nonviolenza a mobilitarsi Mercoledì 16 Luglio 2014, organizzando e partecipando nella propria città alla FIACCOLATA per la Pace, la libertà, la giustizia in Palestina e Israele.

Ogni morte ci diminuisce, ogni uomo, donna, bambino ucciso pesa sulle nostre coscienze. Vogliamo vedere i bambini vivere e crescere in pace non maciullati da schegge di piombo.

CHIEDIAMO:

– che cessino immediatamente il fuoco, le rappresaglie e le vendette di ogni parte,;

– che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine dell’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto internazionale in tutto il territorio che accoglie i popoli israeliano e palestinese;

– che il governo italiano si attivi immediatamente affinché il nostro Paese e i Paesi membri dell’Unione Europea interrompano la fornitura di armi, di munizioni, di sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare con Israele;

– che il nostro governo, oggi alla Presidenza dell’Unione Europea, assuma questi impegni con determinazione e coraggio. “


dal comunicato Arci inviato il 9 luglio 2014 alla stampa:

Israele non può essere considerata al di sopra della legge
Intervengano l’Unione Europea, il governo italiano e le istituzioni internazionali
affinché cessino i raid e l’occupazione israeliana dei territori palestinesi

Il 9 luglio di dieci anni fa la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato il Muro dell’Apartheid in Cisgiordania illegale ai sensi del diritto internazionale.
Il muro che Israele ha voluto e costruito su territorio palestinese è una delle tante violazioni causate da 66 anni di occupazione in Palestina.

Una occupazione quotidiana che in questi giorni si sta facendo, se possibile, ancora più feroce. Le rappresaglie messe in atto dal governo israeliano contro la popolazione civile palestinese sono terribili: arresti (o meglio rapimenti) di massa, bombardamenti in zone densamente abitate, raid in scuole, abitazioni, università, ospedali.
Sono centinaia i feriti e 10 i palestinesi uccisi dalla punizione collettiva che Israele ha decretato. E questo avviene nel silenzio assordante della comunità internazionale e degli Stati Uniti d’America.

Chiediamo all’Unione Europea, al nostro governo e a tutte le istituzioni internazionali di non considerare più Israele al di sopra della legge, di pretendere che cessi immediatamente il processo di colonizzazione a partire dalla demolizione del Muro con cui Israele ha realizzato una annessione di fatto di una parte rilevante di Territori palestinesi, di adoperarsi per la liberazione dei prigionieri politici.

Insieme alla Rete della pace, di cui siamo parte, rilanciamo l’appello di palestinesi e israeliani che ritengono che la pace sia possibile e necessaria ai due popoli, ma noi come loro siamo consapevoli che non potrà esserci nessuna pace se la comunità internazionale non interverrà e opererà coerentemente, concretamente e urgentemente per la fine dell’occupazione e della colonizzazione della terra di Palestina.”

dal comunicato di Arci Nazionale, 7 luglio 2014:

In queste ore i pensieri corrono veloci verso quella terra che alcuni chiamano santa. Corrono i pensieri e vanno verso le persone che per quella terra soffrono, che su quella terra vivono e muoiono. E nei nostri pensieri temiamo che la sofferenza quotidiana inflitta da un’ingiusta occupazione diventi morte e distruzione di massa, diventi colata di “piombo fuso” sopra i civili inermi.

Non lo sopporteremmo ancora una volta, non sopporteremo una prova di forza assoluta come vendetta e non sopporteremo la nostra incapacità di reagire di fronte al dolore e all’ingiustizia. E questo senza pensare ai molti amici che abbiamo in quel pezzo di terra.

A tutte quelle persone con cui abbiamo condiviso esperienze e che ci hanno insegnato cosa significa portare avanti una ‘resistenza’ nel 2014, cosa significa mantenere la propria dignità nell’assenza di libertà, non avere il coraggio di raccontare che il proprio figlio è stato arrestato mentre faceva un giro con gli amici, né riuscire a parlare della delusione causata dalla debolezza di una classe politica in cui un giorno si era pure creduto.

Sopportare ogni giorno le umiliazioni inflitte dai soldati, curarsi le ferite, ricostruire le case distrutte, aspettare che aprano un cancello per andare a scuola o a coltivare i propri campi, accogliere lo straniero di turno, solidale e compagno, che prima o poi potrà sempre andar via.

Questo fanno ogni giorno i palestinesi, senza impazzire. I bambini, gli anziani, donne e uomini, vivono, sopravvivono e convivono con un’occupazione illegale che porta via loro sempre più terra e più speranze. Questa è la realtà e non è una giustificazione per quello che è successo. Perché non possiamo giustificare mai la violenza e la morte.

Non possiamo giustificare chi uccide né chi vuol far scontare la colpa per questa terribile uccisione a un intero popolo. Non si giustificano mai le vittime che diventano carnefici né chi ogni volta annienta, con azioni terribili, il lavoro dei molti che ogni giorno costruiscono ponti e relazioni per sconfiggere l’isolamento e l’odio. Infine, non possiamo giustificare chi crea e diffonde la cultura del più forte, della verità assoluta che si trasforma in fanatismo. E quindi in queste ore il pensiero va soprattutto alle vittime. Quelle che hanno spazio mediatico e quelle avvolte nel silenzio. Quelle che hanno libertà di movimento e quelle che chiuse in una striscia di terra aspettano che un giorno tutto questo abbia fine.

Chiediamo quindi che tacciano subito le armi, che l’esercito israeliano interrompa le rappresaglie e ogni intervento militare verso la popolazione palestinese e che gli assassini siano ricercati e catturati dall’autorità palestinese, unica entità che ha legittimità di operare nei Territori Palestinesi.”

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